ONE, NO ONE & 100.000 KM

LOGO One, No One & 100.000 KM

UNO, NESSUNO & 100.000 KM

Ho pensato questo progetto come a un distillato estetico e culturale, che nasce per far emergere e conoscere le inesplorate, insospettabili tradizioni tipiche delle comunità indigene dei paesi e degli artisti che incontro, in ogni parte del mondo. La mia è una triangolazione sistematica di osservazione e confronto con le nuove generazioni métis di designer/artisti, da una parte, e le generazioni degli artigiani guardiani di tradizioni silenziose dall’altra.
Tutti gli artisti, designers ed artigiani, contraenti questo accordo, si sono presentati al nastro di partenza, con lo scopo comune di reinterpretare congiunti l’infinito patrimonio di antichi saperi a rischio d’estinzione per sopraggiunta egemonia estetica.
Conservare senza essere conservatori.
La moda qui è intesa come un’arte integrata e sincretica, connessa alle altre espressioni della società contemporanea senza alcun limite latitudinale, sulla base di un principio di rivalutazione mirato a generare auto-sostentamento e promozione delle comunità tramite la consapevolezza e l’orgoglio delle proprie risorse.
Integrare questi tesori in una collezione dall’allure contemporanea ed ironica è l’obiettivo da raggiungere attraverso gli artigiani e i creativi, che grazie alle proprie memorie, all’apertura degli archivi di ognuno, alla generosa condivisione della propria storia personale e a una buona dose di orgoglio ritrovato, contribuiscono quindi a contrastare la trasformazione delle economie più deboli in territorio di forza lavoro off-shore, oltre che il dilagare di un assistenzialismo fallimentare.
Per mettere a sistema queste diverse competenze, attraverso una visione che da un mercato locale ambisce a quello globale, nasce Uno, Nessuno e Centomila chilometri, a dimostrazione che la moda può superare il concetto estetico e diventare veicolo etico, sociale ed economico reale e bivalente.
Il nome, ispirato al celebre romanzo di Luigi Pirandello, è stato scelto per simboleggiare:
UNO: basta 1 km per rappresentare il territorio di nascita e formazione, cioè l’Italia, dove il sapere della tradizione si intreccia con lo sguardo proiettato al futuro.
NESSUNO: zero sono i chilometri necessari al viaggio dentro noi stessi, per mettersi a nudo e per pescare nella propria memoria.
CENTOMILA: come i chilometri che scegliamo di percorrere partendo dal nostro angolo visuale per spingerci all’interno di storie e culture di popoli lontani.
Ogni collezione vedrà concretizzarsi attraverso un manufatto artigianale o una performance, la collaborazione con un artista proveniente, ogni volta da un’area geografica diversa, la cui storia si intreccerà per un tratto con la mia.
Questi sono i presupposti che mi hanno permesso di conoscere e collaborare con designer e artisti quali il timido Assaad (Damasco, Siria -100.000km), l’esuberante Moro (Jacmel, Haiti -100.000km), l’eclettica Ambra (Terni/Umbria, Italia -1km), e molti altri che vi presenterò uno per uno.
Senza più paura di percorrere Uno, Nessuno e 100.000 chilometri

Stella

handwrite

NO VISA REQUIRED, NO AGE LIMIT, NO ARTISTIC BOUNDARIES

LET’S WALK TOGETHER One, No One & 100.000 KM

OneNoOneAnd100.000km@stellajean.it

#MÉTISSAGE MANIFESTO

Ho il piacere di condividere con voi alcuni punti della mia formazione riguardo al tema del “Métissage”, qui Manifesto.
Spesso un tag non riesce a trasmettere la profondità ed il potente senso rinchiuso in una singola parola.


Il termine Métissage è qui inteso nella sua valenza pluridimensionale a carattere transdisciplinare, oltre la connotazione organica.
Métissage is a cultural affair, and not the effect of a simple encounter, a state, but a duty-to-be that cannot be reduced to biological infrastructure (p.194, African Art as Philosophy – Souleymane Bachir Diagne).
Evidenzia, anzi, il punto confluente tra antropologia, filosofia, sociologia della cultura e letteratura comparata.
Si contrappone alle teorie fissiste, statiche ed isolanti, che sostengono una percezione museografica e patrimonialista di essenze da proteggere.
Usciamo dall’essenzialismo culturale instaurato dalla pratica di rivendicazione.
Questi elementi di salvaguardia assolutista dalle contaminazioni esterne determinano delle autentiche riserve culturali, per questo motivo è stato pensato il tag #borderless.


I muri, così come i confini, non si costruiscono soltanto per impedire agli altri di entrare ma in una visione più complessa per rinchiudere e segregare chi è all’interno impedendogli di uscire e partecipare al mondo.


Métissage, cross-breeding, or synthesis, not separation, is the path to development


Il termine #créole, nella sua accezione, esprime ciò che è di nuova costituzione.


Édouard Glissant fornisce la giusta risposta all’equivoco e al lacerante dilemma tra la paura della globalizzazione che omologa e cancella le diversità e l’esasperazione delle diversità stesse, ognuna delle quali si chiude regressivamente alle altre in un gretto micro-nazionalismo. L’artista è del tutto immune, pur nella spietata rappresentazione dell’orrore da quel risentimento, da quella viscerale concentrazione su sé stessi e sul proprio dolore che sono umanamente comprensibili e spesso quasi inevitabili in chi appartiene a un gruppo o a un popolo che ha subito e subisce ancora oppressione, ma tolgono fatalmente libertà interiore.
L’erranza è un principio che vale in tutti i campi della vita, anche nella scrittura. Ogni realtà è un arcipelago; vivere e scrivere significa errare da un’isola all’altra, ognuna delle quali diventa un po’ la nostra patria.
La verità umana non è quella dell’assoluto bensì quella della relazione. Ogni identità esiste nella relazione; è solo nel rapporto con l’altro che cresco, cambiando senza snaturarmi. Ogni storia rinvia ad un’altra e sfocia in un’altra. (Claudio Magris/ Édouard Glissant, conversazioni, Vivere significa migrare: ogni identità è una relazione).


La créolisation, c’est un métissage d’arts, ou de langages qui produit de l’inattendu. C’est une façon de se transformer de façon continue sans se perdre. C’est un espace où la dispersion permet de se rassembler, où les chocs de culture, la disharmonie, le désordre, l’interférence deviennent créateurs. C’est la création d’une culture ouverte et inextricable, qui bouscule l’uniformisation par les grandes centrales médiatiques et artistiques. Elle se fait dans tous les domaines y compris la mode j’ajoute!
Les identités fixes deviennent préjudiciables à la sensibilité de l’homme contemporain engagé dans un monde-chaos et vivant dans des sociétés créolisées. L’Identité-relation, ou l'”identité-rhizome” comme l’appelait Gilles Deleuze, semble plus adaptée à la situation. C’est difficile à admettre, cela nous remplit de craintes de remettre en cause l’unité de notre identité, le noyau dur et sans faille de notre personne, une identité refermée sur elle-même, craignant l’étrangeté, associée à une langue, une nation, une religion, parfois une ethnie, une race, une tribu, un clan, une entité bien définie à laquelle on s’identifie. Mais nous devons changer notre point de vue sur les identités, comme sur notre relation à l’autre.
Nous devons construire une personnalité instable, mouvante, créatrice, fragile, au carrefour de soi et des autres. Une Identité-relation. C’est une expérience très intéressante, car on se croit généralement autorisé à parler à l’autre du point de vue d’une identité fixe. Bien définie. Pure. Atavique. Maintenant, c’est impossible, même pour les anciens colonisés qui tentent de se raccrocher à leur passé ou leur ethnie. Et cela nous remplit de craintes et de tremblements de parler sans certitude, mais nous enrichit considérablement (Édouard Glissant, Pour l’écrivain Edouard Glissant, la créolisation du monde est “irréversible, Le Monde.fr).


“Quand je dis que le monde se créolise ça ne veut pas dire qu’il devient créole .
Le monde est inextricable mais il lui faut un changement de l’imaginaire” (Édouard Glissant, Pour l’écrivain Edouard Glissant, la créolisation du monde est “irréversible, Le Monde.fr).


Il poeta, come a mio avviso anche lo stilista di moda, può effettuare un cambiamento di quest’immaginario anche e soprattutto attraverso strumenti concreti come nel mio caso la moda.


“Je crois que seules des pensées incertaines de leur puissance, des pensées du tremblement où jouent la peur, l’irrésolu, la crainte, le doute, l’ambiguïté saisissent mieux les bouleversements en cours. Des pensées métisses, des pensées ouvertes, des pensées créoles”(Édouard Glissant, Pour l’écrivain Edouard Glissant, la créolisation du monde est “irréversible, Le Monde.fr).


“L’humanité a une texture de différents fils qui réalisent un vêtement commun”
Souleymane Bachir Diagne


“La créolisation du monde est irréversible”
Édouard Glissant


“Nous sommes des métis culturels”
“Assimiler sans être assimilé”
Léopold Sédar Senghor


Voglio citare e ringraziare tutti gli scrittori, pensatori e amici.
Grazie di fornire materiale prezioso alla mia ricerca e formazione.


Souleymane Bachir Diagne
Édouard Glissant
Piero
Luigi Pirandello
John Athos
Danielle
Léopold Sédar Senghor
Rahel
Tzvetan Todorov
Frankéttiene
Laurence
Claudio Magris
Monette
And
Still counting…. thanks God!

ONE, NO ONE & 100.000 KM

I have thought this project as an aesthetic and cultural essence, conceived to bring out and share untold and unexpected traditions, characteristics of indigenous communities and artists I meet in each and every part of the world. This is a systematic triangulation which aims at observing and confronting new generations of métis artists and designers, on one side, and generations of artisans, guardians of silent traditions, on the other.
Each artist, designer and artisan, party of this agreement, turned up at the starting line, with the shared objective of jointly reinterpreting the infinite patrimony of ancient knowledge which is at risk of extinction because of the occurred aesthetic hegemony.
Preserving without being conservative.
Here fashion is meant as a united and syncretic art, connected to other expressions of contemporary society with no latitudinal limit and based on the principle of a revaluation which seeks self-sufficiency and promotion of communities through awareness and pride of their resources.
The purpose is to integrate these treasures in an ironic and contemporary collection in collaboration with artists and creative minds, who -thanks to their memories, their archives, their generous sharing of personal stories and a good dose of a rediscovered pride- help to prevent turning the poorest economies in off-shore labour force and help to prevent ruinous welfarism.
One, No One and 100.000 kilometers is born to combine different skills in a unique vision, with the intention of moving from a local market to a global one, revealing that fashion can go beyond a simple aesthetic concept and turn into an ethic, social and economic vehicle.
The title, inspired by a famous novel by Luigi Pirandello, has been chosen to symbolize:
ONE: 1km is enough to represent the place of birth and education, Italy, where tradition is interlaced with a look towards the future.
NO ONE: zero are the kilometres necessary to reach our inner spirit, to bare our soul and to fetch in our memory.
ONE HUNDRED THOUSAND: as the kilometres we choose to travel, starting from our personal point of view, moving into stories and cultures of far away communities.
Each collection will involve a new collaboration between an artist and myself, by means of the creation of a unique product or performance inspired by different parts of the world. Stories woven to mine.
These are the conditions which allowed me to get to know and collaborate with designers and artists such as the shy Assaad (Damascus, Syria – 100.000km), the lively Moro (Jacmel, Haiti – 100.000km), the eclectic Ambra (Terni/Umbria, Italy – 1km) and many others I will present to you one by one.
With no more fear to travel One, No One and 100.000 kilometres.

Stella

handwrite

NO VISA REQUIRED, NO AGE LIMIT, NO ARTISTIC BOUNDARIES

LET’S WALK TOGETHER One, No One & 100.000 KM

OneNoOneAnd100.000km@stellajean.it

#MÉTISSAGE MANIFESTO

I am pleased to share with you some points on my formation with reference to the Métissage theme, here Manifesto.Most of the time a tag is not able to deliver the deep and powerful sense confined in one single word.
The word Métissage is here meant in its multidimensional significance by means of its cross-disciplinary nature, beyond any organic connotation.


Métissage is a cultural affair, and not the effect of a simple encounter, a state, but a duty-to-be that cannot be reduced to biological infrastructure (p.194, African Art as Philosophy – Souleymane Bachir Diagne).
It underlines, indeed, the merging point between anthropology, philosophy, culture sociology and comparative literatures.
It contrasts with the fixist, static and isolating theories which support museographic and patrimonialiastic perception of essence to be protected.
One must move out of this cultural essentialism established by implementation of vindication.
These elements of absolutist safeguarding from external contaminations determine authentic cultural reserves. This is the reason why I have thought the #borderless hashtag.


Walls as well as borders are not made just to prevent other people from entering, but also, in a more complex vision, to confine and to segregate those inside, not letting them go out and join the world.


Métissage, cross-breeding, or synthesis, not separation, is the path to development


The word #créole, in its linguistic meaning, expresses the sense of new creation.


Édouard Glissant provides the right response to this misunderstanding and to this tearing dilemma, between the fear of globalization which standardises and deletes diversity and the exasperation of said diversities, each of which digressively locks up in a petty micro- nationalism. L’artista è del tutto immune, pur nella spietata rappresentazione dell’orrore da quel risentimento, da quella viscerale concentrazione su sé stessi e sul proprio dolore che sono umanamente comprensibili e spesso quasi inevitabili in chi appartiene a un gruppo o a un popolo che ha subito e subisce ancora oppressione, ma tolgono fatalmente libertà interiore e signorilità.
L’erranza è un principio che vale in tutti i campi della vita, anche nella scrittura. Ogni realtà è un arcipelago; vivere e scrivere significa errare da un’isola all’altra, ognuna delle quali diventa un po’ la nostra patria.
La verità umana non è quella dell’assoluto bensì quella della relazione. Ogni identità esiste nella relazione; è solo nel rapporto con l’altro che cresco, cambiando senza snaturarmi. Ogni storia rinvia ad un’altra e sfocia in un’altra. (Claudio Magris/ Édouard Glissant, conversazioni, Vivere significa migrare: ogni identità è una relazione).


La créolisation, c’est un métissage d’arts, ou de langages qui produit de l’inattendu. C’est une façon de se transformer de façon continue sans se perdre. C’est un espace où la dispersion permet de se rassembler, où les chocs de culture, la disharmonie, le désordre, l’interférence deviennent créateurs. C’est la création d’une culture ouverte et inextricable, qui bouscule l’uniformisation par les grandes centrales médiatiques et artistiques. Elle se fait dans tous les domaines y compris la mode j’ajoute!
Les identités fixes deviennent préjudiciables à la sensibilité de l’homme contemporain engagé dans un monde-chaos et vivant dans des sociétés créolisées. L’Identité-relation, ou l'”identité-rhizome” comme l’appelait Gilles Deleuze, semble plus adaptée à la situation. C’est difficile à admettre, cela nous remplit de craintes de remettre en cause l’unité de notre identité, le noyau dur et sans faille de notre personne, une identité refermée sur elle-même, craignant l’étrangeté, associée à une langue, une nation, une religion, parfois une ethnie, une race, une tribu, un clan, une entité bien définie à laquelle on s’identifie. Mais nous devons changer notre point de vue sur les identités, comme sur notre relation à l’autre.
Nous devons construire une personnalité instable, mouvante, créatrice, fragile, au carrefour de soi et des autres. Une Identité-relation. C’est une expérience très intéressante, car on se croit généralement autorisé à parler à l’autre du point de vue d’une identité fixe. Bien définie. Pure. Atavique. Maintenant, c’est impossible, même pour les anciens colonisés qui tentent de se raccrocher à leur passé ou leur ethnie. Et cela nous remplit de craintes et de tremblements de parler sans certitude, mais nous enrichit considérablement (Édouard Glissant, Pour l’écrivain Edouard Glissant, la créolisation du monde est “irréversible, Le Monde.fr).


“Quand je dis que le monde se créolise ça ne veut pas dire qu’il devient créole .
Le monde est inextricable mais il lui faut un changement de l’imaginaire” (Édouard Glissant, Pour l’écrivain Edouard Glissant, la créolisation du monde est “irréversible, Le Monde.fr).


The poet, as the fashion designer, is able to make a change of this collective imagination, especially by means of tangible tools as mine, i.e. fashion.


“Je crois que seules des pensées incertaines de leur puissance, des pensées du tremblement où jouent la peur, l’irrésolu, la crainte, le doute, l’ambiguïté saisissent mieux les bouleversements en cours. Des pensées métisses, des pensées ouvertes, des pensées créoles”(Édouard Glissant, Pour l’écrivain Edouard Glissant, la créolisation du monde est “irréversible, Le Monde.fr).


“L’humanité a une texture de différents fils qui réalisent un vêtement commun”
Souleymane Bachir Diagne


“La créolisation du monde est irréversible”
Édouard Glissant


“Nous sommes des métis culturels”
“Assimiler sans être assimilé”
Léopold Sédar Senghor


I want to quote and thank all writers, intellectuals and friends I have mentioned above.
Thank you for providing precious material for my researches and formation.


Souleymane Bachir Diagne
Édouard Glissant
Piero
Luigi Pirandello
John Athos
Danielle
Léopold Sédar Senghor
Rahel
Tzvetan Todorov
Frankéttiene
Laurence
Claudio Magris
Monette
And
Still counting…. thanks God!

Videos